Diritti umani e conflitti sociali nello scenario globale

Martedì 12 novembre, presso la sede di Narni dell’Università di Perugia, promosso dal Centro di Ricerca in Sicurezza Umana (CRISU), si è tenuto il convegno di studi “Conflitti e diritti umani”.

Nella sessione del pomeriggio si è discusso di “Diritti umani e conflitti sociali nello scenario globale”, moderato dal dr Manuel Anselmi, ricercatore in sociologia politica dell’Università di Perugia.
Apre il tema l’Avv. Arturo Salerni dell’Associazione Progetto Diritti, la quale si impegna della tutela dei diritti dei cittadini cosiddetti non regolari.
L’Associazione Progetto Diritti nasce negli anni 80, periodo in cui crescevano i quartieri periferici delle metropoli. Tale crescita è dovuta ai grandi fenomeni migratori degli anni 80-90, implicando dunque un contatto con altre culture, senza che tuttavia venissero tutelati i diritti sociali.
L’immigrazione in Italia infatti  inizia ad essere tutelata con la cosiddetta “Legge Martelli”, la quale minimizza la questione migranti ad un problema di ordine pubblico; da annotare in seguito la “Legge Turco-Napolitano” del 1998 confluita nel “Testo Unico sulla Legge dell’Immigrazione”, la “Legge Bossi-Fini” del 2002 e vari altri interventi che altalenavano logiche di mitezza a logiche di durezza, un approccio ad onda che offre solo confusione, insicurezza e conflitto sociale. Da chiarire che tali legge erano dei decreto legge ed un decreto legge nasce per affrontare necessità indifferibili di urgenza.

Prosegue l’Avv. Salerni ricordando che i tanti migranti regolari di oggi non sono altro che gli irregolari di ieri. Fra tutte le leggi è singolare rilevare il paradosso del “Decreto flussi” che indica quanti, quali e da dove lavoratori stranieri può il datore di lavoro italiano richiedere di essere occupati in Italia. Nella realtà si riduce ad una regolarizzazione con finzione, dato che la regolarizzazione avviene per chi già risiede permanentemente in Italia da irregolare.
Tale legislazione di emergenza determina insicurezza e conflitto. Questo atteggiamento è ancor più grave se si considera che il diritto di accoglienza a coloro i quali non sono garantiti i diritti fondamentali nel paese di provenienza è un diritto tutelato sia nazionalmente dall’articolo 10 della Costituzione sia dalla Convenzione di Ginevra del 1951.
Anzi, alimentando una campagna di paura nel tessuto sociale abbiamo addirittura respinto i richiedenti asilo politico, una indifferenza assoluta ancor più sottolineata dalla recente visita a Lampedusa di Papa Francesco, condannando la responsabilità europea sui morti nel canale di Sicilia e di Otranto.
La vicenda migratoria in Africa è singolare, risale ad un’era lontana nella quale le élite europee hanno rapito persone africane per renderle schiavi, diretti nell’appena scoperta America.Oggi il fenomeno è cambiato: da essere richiesti ad essere respinti. Prima ancora di raggiungere le coste del mediterraneo, già nel Sahara ritroviamo tombe di gente che fugge dalle numerose guerre nel corno d’Africa. Noi stessi siamo stati responsabili di queste morti, finanziando l’ex governo libico di Gheddafi per limitare l’ingresso dei migranti in Italia, i quali sono stati effettivamente bloccati a costo della loro vita.
Conclude il moderatore Anselmi, osservando che “ci ritroviamo dunque di fronte ad un problema strutturale che non può essere affrontato con una logica emergenziale la quale esula da opportune analisi, ma anzi portando una logica contraria al principio umano dell’integrazione”.

Per secondo interviene Carlos Cherniak, Ministro dell’Ambasciata di Argentina in Italia , delegato per la politica, la cooperazione e i diritti umani, da notare la particolare denominazione di questa ambasciata.
Il ministro ha riportato una toccante e corposa testimonianza, quella di una generazione massacrata da una dittatura militare. L’Argentina, composta per 50% da cittadini discendenti da italiani, democratica da 30 anni consecutivi, è l’esempio di una democrazia progressista.
Con il colpo di stato del 24 marzo del 1976, si è avviata una repressione di particolare ferocia, caratterizzata dalla profondità della repressione, dalla quantità delle vittime e dalla metodologia applicata.
Tre elementi principali sono da analizzare sulla dittatura: l’orientamento civico-militare, in prima fila agivano le forze nazionali, nel retroscena comandavano le potenze finanziarie neo-liberiste antipopolari; il contesto storico, guidato da un revival della guerra fredda, la quale determinava l’impossibilità della creazione di un regime democratico in America latina senza la volontà della potenza continentale occidentale, così come anche un colpo di stato non poteva essere effettuato senza il patrocinio nordamericano; la volontà di controllo egemonico della società, influenzato e compartecipato dalle ultra-potenze.
Sotto un punto di vista internazionale, l’ambasciatore fa riferimento ad un episodio: all’epoca molti argentini di origine italiana si recarono all’ambasciata italiana per sfuggire da tale condizione dittatoriale, ma fu stranamente trovata chiusa. Questo è spiegabile facendo riferimento alla “Loggia P2”, associazione massonica e mafiosa nata in Italia, la quale si era insediata (regolarmente) nell’ambasciata italiana.
Quest’ultimo episodio introduce un problema rilevante dell’epoca dittatoriale: la mancanza di solidarietà politica delle nazioni straniere, la quale in tal modo si è resa corresponsabile della presenza di quel regime. Opposto è stato l’atteggiamento della società civile, la quale ha creato una sostanziosa rete solidale (come l’esperienza dell’italiano Enrico Calamai).
L’ambasciatore ha sostenuto fortemente che la strada da seguire debba essere quella della verità piena verso tutta la società,poiché solo la verità porterà giustizia. Spesso molte società preferiscono nascondere il passato, evitando la giustizia, nascondendo la verità; ma così non si effettua una vera memoria storica, rimane un’astrazione. Per tale ragione, l’Argentina va avanti con i processi contro i carnefici.
Quasi come un insegnante di vita, Cherniak afferma: “quando si cominciano a perdere i diritti si comincia a perdere la democrazia ed a quel punto diventa difficile tornare indietro”.
L’Argentina è dunque un laboratorio democratico, non per la classe politica ma per la società civile che c’è ed agisce, dove la verità piena, la giustizia e la memoria sono i pilastri di una reale democrazia.

A conclusione dell’evento è stato presentato il volume “Scenari di conflitto, crisi della democrazia e nuovi equilibri geopolitici”, a cura di Maria Caterina Federici e Manuel Anselmi.
Introduce l’autore Anselmi: il libro, di taglio sociologico, tratta del cosiddetto fenomeno della primavera araba, una falsa primavera, definita tale solo mediaticamente. Dopo un approfondimento sulla geografia socio-politica nord-africana, si osserva che in tali paesi, formalmente, più che dittature erano presenti forme autoritarie con parvenza di democrazia. In Egitto, dopo la rivoluzione operata dai giovani, Morsi diviene presidente democraticamente eletto, ma poco dopo vi è un ritorno ad un regime autoritario, con incarcerazione di Morsi. “Da primavera ad inverno”.
Prosegue la professoressa Federici analizzando i problemi politici e di sicurezza, chiedendosi quale paradigma applicare. Due analisi principali: sociologica e storica-sociologica.
La prima analisi adotta il “paradigma di San Matteo” (riferito al versetto Mt 25, 29) esposto da Merton, il quale bene si adatta al fenomeno trattato, dato che a coloro i quali era negato un regime democratico, ora vivono una condizione ancor più repressiva.
La seconda analisi fa un parallelismo con i moti europei del 1848, periodo in cui vi furono molteplici tentativi di rovesciare le monarchie assolute, con una breve liberale. Tale repentino cambiamento di assetto politico, da assolutismo a radicalismo, è stato percepito con terrore dalla società media del tempo, creando un effetto boomerang che porta i liberali da una stretta chiusura conservatrice. In Egitto si è osservato lo stesso processo: gli intellettuali, alimentando i popoli su principi liberali, ha portato ad un regime di democrazia compiuta, ma subito dopo la classe borghese rimane spaventata da tale radicale sconvolgimento, riprendendo posizioni conservatrici.
“Quando si va oltre, vi è un boomerang su posizioni ex-post”.

Ernesto Spilotros

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