Sconnessioni: Filippo e la logica che non c’è.

Non cercare una logica. Perché non c’è.

Scorcio della mostra "disconnessioni" di Filippo Ferretti. Modena 11-12 Gennaio 2014

Scorcio della mostra “disconnessioni” di Filippo Ferretti.
Modena 11-12 Gennaio 2014

È un sabato sera di Gennaio come tanti sabato sera di Gennaio, e la vita fugge dagli umidi vicoli di Modena per brulicare all’interno delle abitazioni. Il nebbioso grigiore di via dello Zono è interrotto da due vetrine luminose al piano terra, e dal brusìo oltre di esse.
Là in mezzo alla stanza, attorniato da qualche decina di visitatori, c’è Filippo.
Sorridente e disponibile, parla delle fotografie esposte: le sue.

Filippo Ferretti ha 20 anni, studia graphic design alla Nuova Accademia di Belle Arti di Milano, e questa è la sua prima mostra.
Perché chiamarla “Sconnessioni”?

  • Il filo logico tra queste foto non c’è. Ognuno deve trovare il proprio ordine, il proprio senso.

E in effetti è così. Quella di Filippo non è l’affermazione di un astrattista alla ricerca di citazioni che gli conferiscano auree di fascino maledetto. È realtà, come realtà è quella visibile nei suoi scatti, che non si prestano ad una sola interpretazione.

  • Il bello della fotografia è la sua dualità: trovare cose che non ci sono in cose profondamente reali.

A Filippo piacciono i riflessi, i contrasti che le lampadine distribuite sui fili di luci natalizie provocano sulla pelle nuda, diafana; lo “mandano in estasi”, dice con una risata.
Ciò che più ti cattura sono i volti: nessuna posa impostata, nessuna espressione da cover-model. I soggetti immortalati –amici, parenti, ma anche passanti ad un crocevia– parlano sempre di se stessi, anche se il fotografo ha messo loro dei fiori tra i capelli, attaccato CD al corpo…
Osservando meglio la fila di scatti, noto che ciascuno è collocato in angoli differenti di uno sfondo bianco, a volte stropicciato.

  • É una posizione casuale, che li valorizza…ma questo solo secondo me! Chi osserva ha la libertà di dare un suo significato allo spazio.

Potere all’immaginazione, indipendenza dello spettatore, serenità nel non sentirsi costretti a “trovare la provocazione” che un forzato anticonformismo artistico spesso impone.
Il tutto parlando di foto che convenzionali certo non sono. Ma come si fa?

  • Non mi ispiro a nessun artista in particolare. Mi piace molto Anna Pumer, una fotografa non molto conosciuta che realizza scatti informali.

E Photoshop?

  • No, poco e niente.

Io una mia idea ce l’ho.
Il segreto sta nell’entusiasmo, nell’essere animati dalla voglia di rendere materia i propri progetti, nell’avere vent’anni e la consapevolezza di essere parte di una generazione che non ha nulla da perdere, nel dare il massimo senza prendersi troppo sul serio.
Ma anche questa spiegazione, forse -come la logica- non ha troppa ragion d’essere.

Filippo Ferretti, neo fotografo modenese, durante la mostra “disconnessioni” da lui inaugurata.

di Veronica Botti

Leave a Reply

Fill in your details below or click an icon to log in:

WordPress.com Logo

You are commenting using your WordPress.com account. Log Out /  Change )

Google photo

You are commenting using your Google account. Log Out /  Change )

Twitter picture

You are commenting using your Twitter account. Log Out /  Change )

Facebook photo

You are commenting using your Facebook account. Log Out /  Change )

Connecting to %s

Streaming the Society

Studio, Ricerca, Comparazione ed Analisi della società contemporanea da un punto di vista Socio-Criminologico, passando per l'attualità e la sicurezza.

strategie evolutive

ciò che non ci uccide ci lascia storpi e sanguinanti

Africa in the news

An indepth analysis

Al di là del Buco

Verso la fine della guerra fredda (e pure calda) tra i sessi

In parole semplici

A VirtuCultural tin box where they are guarded thoughts, memories and simple stories. Join in!

%d bloggers like this: