Prossemica e Comunicazione, i simboli del parlato.

prossemica

Siete sicuri di non parlare pure quando state in perfetto silenzio? Prossemica: gesti,comportamenti, atteggiamenti,spazi,microspazi e distanze. Comunichiamo solo con gesti e parole? Come comunichiamo esattamente? Quanti di noi se lo sono mai chiesti ? Quanto ci conosciamo realmente? Nella speranza di aumentare la coscienza della nostra identità personale, di rendere più intense le nostre esperienze, di farci conoscere un po’ meglio e di restituirci a noi stessi, l’antropologo Edward Hall ha introdotto una particolare disciplina:la “prossemica”. Hall la definisce : “lo studio di come l’uomo struttura inconsciamente i microspazi- le distanze interpersonali e i rapporti spaziali tra gli uomini all’interno di una comunicazione, sia verbale che non verbale”. Nella prossemica cos’è la distanza e cos’è lo spazio? Per meglio dire: come l’uomo percepisce entrambe le cose? In realtà nulla di ciò che veramente concerne l’uomo è calcolabile e ponderabile o misurabile. La vera distanza non c’entra con l’occhio, ma ha a che fare con la coscienza, il vero spazio non è solo quello visivo, ma è l’inconscia geometria dello spazio umano, che coinvolge più profondamente tutta la sensibilità. Lo spazio parla e parla anche quando non parliamo, non scriviamo e non pensiamo di “dire”, parla anche quando non vogliamo ascoltarlo, parla per precise convenzioni culturali così che l’ignoranza del linguaggio spaziale può portare l’uomo( dai rapporti individuali alle grandi occasioni collettive) alla propria distruzione.

Se lo spazio parla il sociologo, l’architetto, il maestro elementare che deve disporre gli alunni, il medico che si sta avvicinando al proprio paziente, tutti costoro e tutti noi dobbiamo sapere di stare intrattenendo un discorso con un linguaggio, che travalica le parole e i gesti, il linguaggio spaziale che determina il rapporto con gli altri. È essenziale che noi impariamo a comprendere le comunicazioni silenziose proprio come comprendiamo le parole dette o stampate. Non pensate che l’argomento possa stimolare solo gli studiosi della comunicazione o gli antropologi culturali o gli psicologi, ma la prossemica riesce ad attirare la nostra attenzione perché ci costringe a rileggere la nostra esperienza quotidiana. La prossemica,senza farci baluginare davanti agli occhi gli oggetti imprecisi di una scienza imprecisata, ci parla della vita di tutti i giorni, solo che di colpo ce la presenta sotto una luce nuova. Rifletteteci un attimo..non è forse vero che all’interno delle relazioni personali ognuno di noi “prende possesso” di una quota di spazio? quando ci troviamo in una piazza colma di gente o in qualsiasi luogo affollato non sentiamo l’esigenza di appropriarci di un nostro spazio? Non avvertiamo fastidio se un qualsiasi sconosciuto sta accanto, di fronte e dietro di noi?Ebbene nei rapporti interpersonali tutti noi abbiamo uno spazio di sicurezza detto ‘spazio vitale o prossemico’ che potremmo rappresentare come una bolla di sapone che ci avvolge, non una bolla sferica ma dai contorni irregolari che è simile forma di un uovo. L’uovo prossemico non è qualcosa di strabiliante, strepitoso o superlativo; al contrario l’uovo prossemico è una dimensione nascosta, una dimensione in cui viviamo da sempre senza accorgercene : la dimensione dei comportamenti culturali della nostra comunità. L’uovo prossemico designa lo spazio fisico e la distanza che intercorre tra noi e gli altri e ci consente un certo grado di prossimità fisica con gli altri. Stare a una certa distanza dal nostro simile ha un significato. E il significato cambia con il mutare della distanza e le distanze acquistano significati diversi da paese a paese, secondo i diversi modelli culturali. Lo spazio prossemico è molto ridotto nei popoli dei paesi caldi (arabi, marocchini), in cui arriva quasi al contatto fisico; è, invece, molto ampia nei paesi freddi (inglesi). Il nostro uovo è quindi costituito da diversi gradi di prossimità ovvero quattro “zone” interpersonali: la distanza intima, personale, sociale e pubblica. Potremo allora intraprendere lo studi del comportamento umano, includendovi i tipi di personalità. Non ci sono soltanto gli introversi o gli estroversi, autoritari o egualitari, apollinei e dionisiaci, con tutti gli altri gradi e sfumature intermedie, ma ciascuno di noi possiede una somma di modi di essere in ordine alle situazioni. Alcuni individui non sviluppano mai la sfera pubblica della loro personalità, altri trovano difficoltà nelle sfere dei rapporti intimi e personali e non possono sopportare il contatto troppo stretto col prossimo.

Le distanze variano alquanto secondo il mutare dei caratteri personali e di vari fattori : ambiente, etnia, temperamento, stato d’animo, storia personale. Invece di considerare le distanze come pure convenzioni comunicative, cosa noteremmo se le prendessimo in esame più intimamente, quali sistemi evocati?

di Bianca Rumore

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